Dedicazione della Basilica Lateranense

Domenica 9 Novembre 2025

Ez 47,1-2,8-9.12 – Sal 45 (46) – 1Cor 3,9c-11.16-17 – Gv 2,13-22

«Padre, voglio che dove sono Io, siano con Me anche quelli che Tu mi hai dato, affinché contemplino la gloria che Tu mi hai dato, perché mi hai amato prima della creazione del mondo» (Gv 17,24). Tale è l’ultima volontà di Gesù, la sua preghiera suprema, prima di ritornare al Padre suo. Egli vuole che là dov’è Lui, siamo anche noi, non solo nell’eternità, ma già nel tempo che è l’eternità incominciata e sempre in progresso. Importa perciò sapere dove dobbiamo vivere con Lui per realizzare il suo sogno divino. «Il luogo dov’è nascosto il Figlio di Dio è il seno del Padre, l’essenza divina, invisibile ad ogni sguardo mortale, inaccessibile ad ogni intelligenza umana. È ciò che faceva dire ad Isaia: “Voi siete veramente un Dio nascosto» (Is 45,15)” (S. Giovanni della Croce, Cantico “B”, str. 1, 3).E tuttavia la sua volontà è che noi siamo fissi in Lui, che dimoriamo dove Egli dimora, nell’unità dell’amore, che siamo per così dire come l’ombra di Lui stesso. Per il battesimo – dice S. Paolo – «noi siamo stati innestati in Cristo» (Rm 6,5). E ancora: «Dio ci ha fatto assidere nei cieli in Cristo per mostrare ai secoli futuri le ricchezze della sua grazia» (Ef 2,6-7). E più avanti: «Non siete più degli ospiti o degli stranieri, ma siete della città dei santi e della casa di Dio» (Ef  2,19). La Trinità, ecco la nostra dimora, la nostra casa, la casa paterna dalla quale non dobbiamo uscire più. Il Signore l’ha detto un giorno: «Lo schiavo non dimora sempre nella casa, ma il figlio vi dimora sempre» (Gv 8,35).

(S. Elisabetta della Trinità, Ritiro: “Come si può trovare il cielo sulla terra”, luglio 1906, Prima orazione)